Diffamazione a mezzo Facebook: tutto quello che c’è da sapere

Dal punto di vista giuridico, il reato di diffamazione consiste nel recare offesa alla reputazione altrui in assenza del soggetto in questione, a voce o per iscritto, attraverso la comunicazione di più persone o che vada a nuocere la stima professionale e intellettuale che l’individuo possiede all’interno di una società.

La pena prevista per tale reato va da 1 anno di reclusione o ad una multa che può arrivare anche a 1.032 euro. Diversamente, come riportato dall’art 595 del codice penale, in caso di diffamazione come atto pubblico, quindi con “l’utilizzo di stampa o altra pubblicità”, il reato è punibile con una reclusione fino a 3 anni e una multa di 516 euro a salire.

Come si verifica il reato di diffamazione su Facebook?

Facebook è una piattaforma che permette di “postare” qualsiasi opinione o pensiero sul proprio profilo, nella bacheca, e di poter commentare liberamente i post di altri account. Si parla di miliardi di utenti, e di per sé è un dato di fatto che risulti difficilissimo controllare particolari movimenti diffamatori. Infatti, Facebook non utilizza controlli specifici per ogni fenomeno sociale che possa urtare la sensibilità e ledere la persona.

Vi sono almeno tre condizioni da tenere in considerazione affinché ci possa essere diffamazione: in primo luogo, le offese verso una precisa persona; in secondo luogo, le ingiurie si protraggono in una conversazione di più persone fino a perdere il controllo della stessa; in terzo luogo, vi è la consapevolezza dell’utilizzo di determinate espressioni contro la reputazione e lo stato morale dell’individuo soggetto a ciò. Purché i contenuti diffamanti abbiano valore, è necessario che essi siano coerenti con il luogo dove è stato fatto il reato e contestualizzati al tempo in cui è stato commesso. Altresì, si dovrà tener conto anche dei valori sociali odierni e della circostanza familiare o di lavoro in cui avviene.

Difatti, considerando le pene affermate prima, appare piuttosto chiaro che la diffamazione a mezzo Facebook può essere contemplata come reato di diffamazione aggravata come riferito dall’articolo 595 c.p., comma 3, con la voce di “altra pubblicità”. Potremo dire quindi che il reato in sé dipende dallo strumento utilizzato.

Il social di Facebook si distingue infatti dall’uso della stampa; quest’ultima è nata come mezzo di comunicazione professionale proposto al pubblico cittadino, mentre il primo ha un’ampia natura opinionista e non professionale. Un commento su Facebook può facilmente raggiungere un numero considerevole di utenti e in assenza di controlli accurati e scrupolosi può causare danni alla reputazione di terzi.

Gli stessi dipendenti della piattaforma social hanno più volte accusato la fondazione di Mark Zuckerberg di accentuare la disinformazione e altri contenuti dannosi e diffamatori per aumentare maggiormente i profitti, senza particolari attenzioni verso la sicurezza dei dati personali degli utenti.

Come difendersi allora quando navighiamo sui social?

Per prima cosa è importante cercare di impostare determinate chiavi di sicurezza e cercare di auto-tutelarsi, utilizzando un po’ di buon senso prima di pubblicare un post ed evitando di infrangere le regole della piattaforma.

In caso di denuncia per diffamazione su Facebook, poi, è sicuramente fondamentale avvalersi di un bravo avvocato, scrupoloso e attento ad ogni dettaglio, che conosca bene il canale social e le sue dinamiche.

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