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La scuola soggetto attivo di cambiamento sociale. La scuola fa la differenza.

Per la nostra scuola una nuova primavera.

Se le battaglie si fanno con i numeri, la scuola ha i numeri per portare avanti una battaglia per la libertà e la democrazia nel nostro Paese. Le pessime leggi si possono approvare anche cercando fiducie parlamentari spurie, che reggono e passano con maggioranze farlocche, ma quando questo avviene un’altra fiducia, ancor più importante, si perde, quella sociale.

Così, anche la legge sulla scuola, malgrado la forte opposizione civile, è stata approvata grazie ad un voto di fiducia, ad un atto di violenza espresso prima verso l’istituzione parlamentare e poi verso chi chiedeva a gran voce di rimettere al mittente quel progetto di legge, ben consapevole delle conseguenze che quelle norme avrebbero avuto sul nostro sistema educativo e sui diritti e le libertà garantiti dalla Costituzione.

Di tutto questo, chi quella legge proponeva e sosteneva era ben consapevole e fa specie leggere in questi giorni le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in cui afferma di essere stato in procinto di rinunciare al progetto di legge, tanto forte era l'opposizione che proveniva del mondo della scuola e dalla società civile.

Affermazioni che da una parte confermano l’opinione di chi sostiene che quando si scende in campo per una battaglia di civiltà e di diritti, la battaglia non debba mai fermarsi fintanto che quei diritti non trovino la giusta tutela e considerazione, dall’altro sollevano gli interrogativi, oltre alle tante manifestazioni di pubblico dissenso e all'organizzazione di uno sciopero di ampiezza eccezionale: cos’altro poteva fare il mondo della scuola di fronte al rullare di tamburi di una macchina mediatica che utilizzava unilateralmente, e dunque abusandone, mezzi di informazione pubblica, con un presidente del Consiglio che giungeva finanche a improvvisarsi insegnante in manica di camicia per spiegare, con tanto di lavagna e gessetti, a degli attoniti spettatori della televisione pubblica i miracoli della sua riforma? Ancor di più, cos’altro poteva essere fatto contro un progetto di legge al quale fu imposto un percorso parlamentare unico nella storia della scuola, concluso con voto di fiducia in poco più di tre mesi? Crediamo veramente assai poco! Ecco perché appena approvata la legge sono subito partiti gli incontri per la promozione del referendum abrogativo. Un percorso lungo di riflessioni e di analisi, anche per superare le insidie giuridiche che avrebbero potuto portare ad un giudizio di inammissibilità dei quesiti referendari da parte della Corte Costituzionale. Finalmente, nella primavera di quest’anno si giunge alla formulazione dei quesiti referendari e parte la raccolta delle firme necessarie per la sua presentazione.

Ma già da quest’anno nelle scuole si incominciano a vedere alcuni degli effetti nefasti della legge che riaprono ferite mai chiuse e anche chi prima si fosse distratto o non aveva ben compreso cosa si stava gettando sulla scuola, con quello che allora era solo un progetto di legge, incomincia ad averne una più chiara cognizione. Comprende chi di tutto questo è responsabile e, nelle varie tornate elettorali, segna con il proprio voto il suo dissenso verso una politica che finora si è dimostrata pervicacemente ostile nei confronti della scuola, con rutilanti campagne demagogiche contro i docenti, con continui attacchi ai diritti e alle garanzie che i costituenti hanno eretto a difesa della libertà di insegnamento e della scuola pubblica. Dimentichi che sta proprio in capo alla scuola il compito, come scrisse Piero Calamandrei, “di trasformare i sudditi in cittadini”, ma forse è proprio questo compito che si vuole sottrarre alla scuola, per renderla un mero luogo di socializzazione per cittadini seriali e acritici, buoni per una società in cui pochi pensano e decidono, mentre tutti gli altri eseguono. Ecco perché la battaglia per la scuola deve essere la battaglia di tutti! La scuola deve formare cittadini consapevoli colti e critici, capaci di concorrere con le loro intelligenze a far avanzare l’umanità e non a replicare come automi modelli imposti dall’alto.

Con la legge la legge 107 si è voluto colpevolmente imporre al Paese una legge profondamente sbagliata, che non solo non dà risposte alle criticità del nostro sistema scolastico, ma anzi le eleva alla massima potenza. Non affronta i problemi e le sfide del futuro, anzi propone un’idea di scuola arretrata perfino rispetto ai modelli organizzativi privatistici a cui si ispira. Esprime un evidente autoritarismo che non si trova più neanche nelle organizzazioni militari, ove ormai prima del “rispetto” per il ruolo e per il grado, viene quello per la persona.

Se il risultato elettorale per questa classe politica dà meglio l’idea del dissenso verso questa visione della scuola e della società, allora si può ancora ricominciare con un’idea di scuola che parta dal dettato costituzionale, dal confronto vero con chi la scuola la vive ogni giorno, per un progetto importante di cambiamento che guarda ad futuro in cui la scuola possa svolgere un ruolo primario, di soggetto attivo di cambiamento sociale. Perché la scuola fa la differenza. Perché questo deve essere l’orizzonte di un governo responsabile del Paese che attraverso la scuola persegue l’interesse generale dell’intera comunità, delle generazioni presenti e di quelle che verranno.